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STIAMO LEGGENDO: La notte del drive-in - Landsdale (Francesca) Tutti i racconti di Lovecraft (Aldo) ABBIAMO VISTO: La voce della luna (Fellini) CI PRESENTIAMO 
Avete mai visto un film che si chiama "School of rock"? Ne avete colto per caso l'aspetto anticonformistico e pedagogico? Se non l'avete visto, guardatelo.Perchè l'obiettivo che ci proponiamo di raggiungere è il medesimo. Cambia soltanto l'àmbito. Lì si parla solo di musica, qui di arte a 360 gradi. Ma la voglia di sganciarsi dai soliti clichè, e di insegnare senza dimenticare l'importanza di imparare cose nuove, è la stessa. Dare e avere. Un concetto basilare, dimenticato da tutti.Il primo febbraio 2006 abbiamo creato una casa editrice, "I sognatori" (www.casadeisognatori.com), con questo spirito: esprimere la nostra arte dando agli altri la possibilità di esprimere la propria. Senza paletti, senza restrizioni: come il rock, la musica che più amiamo. Con il nostro blog vogliamo dare spazio a forme comunicative scomode, che non sono state comprese, o che hanno lasciato un segno (uno squarcio) visibile solo ad occhi sensibili. Parliamo della genialità di Mario Bava nel cinema (è triste sapere che ben pochi conoscono i suoi film), Frank Zappa nella musica, o Edgar Allan Poe nella letteratura.Sono questi gli uomini di cui vogliamo parlare, questi i sognatori che avevano le armi giuste per cambiare il mondo. Se le persone avessero davvero capito, ci saremmo trovati Frank Zappa come presidente americano (non scherziamo, voleva davvero candidarsi), e allora sì, il motto hippie "la fantasia al potere" avrebbe avuto senso e conferma.Ma chi l'ha detto che ormai è tardi?Un grandissimo pittore giapponese (Hokusai) si considerava, ad ottant'anni suonati, ancora un principiante bisognoso d'imparare, ed è meraviglioso, perchè questo dimostra che grazie all'umiltà un uomo può arricchire il proprio intelletto per tutta la vita, senza fermarsi mai, avendo sempre la gola arsa dalla sete di conoscenza.Allora il punto è questo: prima di ridurre il nostro cervello in poltiglia, rendiamoci conto che c'è tanto da vedere, tanto da conoscere, e l'arte è il veicolo migliore per aprire i nostri occhi e volgere lo sguardo altrove.

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reading dello scrittore Nico Cosentino
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30 luglio 2006
SWORDFISHTROMBONES - TOM WAITS
SWORDFISHTROMBONES - TOM WAITS (1983)

Musica da camera, un vocione nero, profondo e sgraziato, che racconta storie bizzarre, ambientato in locali malfamati (Gin soaked boy), o in qualche strada semibuia di una metropoli senza nome (In the neighborhood). Ci sembra di vederlo, Tom Waits, seduto davanti ad un bancone del bar, cappello calato sulla fronte, una sigaretta stretta tra le dita e un bicchierino in cui galleggia del bourbon di terza scelta davanti agli occhi. Parte Underground, e lui vi saluta con un cenno della testa, sollevando appena la falda del cappello. Poi Shore leave, Dave the butcher e Town with no cheer, e la stanza si riempie di fumo denso. Arriva lo strumentale Just another sucker on the vine, ed è tempo di malinconica rimembranza: Waits abbassa la testa, riflette, poi comprende di essere spiato, e così ci guarda, e sorride amaramente. Meglio lasciar perdere, e il blues di Frank's wild years, con quell'adorabile hammond anni '60, riesce nell'intento di portarci altrove. Down down down alza il tiro a metà tra jazz e musica da cabaret stravolta: la voce di Waits qui ricorda da vicino quella di Ray Charles, e sembra davvero incredibile che a cantare sia un bianco. L'allegria spensierata di questo brano si contrappone alla pura poesia di Soldier's things, lenta, triste, per soli piano e basso. Grandiosa. Chiudono Trouble braids (praticamente un racconto noir in musica) e lo strumentale Rainbirds, congedo in perfetto stile per un autore straordinario, che lascia una banconota stropicciata sul bancone, solleva con una mano il cappello e va via inchinandosi sarcasticamente al cospetto dell'anonimo ascoltatore. Al di là della porta, la realtà che Tom Waits sembra conoscere meglio di chiunque altro, e che egli reinterpreta con un'ironia e una sensibilità sconosciuti ai tanti Bukowsky di borgata che infestano il panorama musicale odierno. Non lasciatevi ingannare, e rivolgetevi all'originale.
| inviato da il 30/7/2006 alle 21:24 | |
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